Enrico Mentana

Giornalista

È Enrico Mentana il protagonista del nuovo episodio di MediaCom Influence. Il giornalista e direttore del Tg La7 - dalla fine del 2018 anche editore del sito all news OPEN - affronta alcuni dei principali cambiamenti in atto nel sistema mediatico: la sua lunga esperienza sul piccolo schermo e nel mondo dei media, unitamente a una consolidata “carriera” social, ne fanno l’interlocutore ideale per tentare di definire l’evoluzione del concetto influence in relazione a questi ambiti, lungo la linea di demarcazione tra la figura dell’influencer e quella di chi fa informazione.

Partiamo dall’attuale configurazione del sistema mediatico e le sue ultime trasformazioni.

Oggi ci troviamo nell’era post-giornali, perché la stampa non è più competitiva sotto il profilo della tempestività dell’informazione. I quotidiani cartacei continuano ad esistere per uno ius consuetudinario, un patto attraverso cui si accetta di leggere i fatti del giorno passato, con contorno di approfondimenti e interviste, ma principalmente per un discorso d’affezione o per la volontà di acquisire un quadro e una visione d’insieme, preferendoli a un aggiornamento costante.

 

È un po’ come guardare il telegiornale della sera prima o il meteo del giorno prima.

Anche in televisione, si accetta di informarsi con un appuntamento prestabilito come un telegiornale serale, allo stesso modo di un prodotto come la carta stampata.

Ora, però, i giovani tendono a informarsi in altri modi.

Oggi a giocare un ruolo di primo piano è internet dove la carta vincente è la tempestività dell’informazione a discapito dell’approfondimento.

In questo contesto, come cambiano la professione e il ruolo del giornalista così come la fruizione delle notizie?

Il giornalismo si modifica di pari passo con l’evoluzione tecnologica. Una volta il giornalismo era la professione dell’informazione ma oggi chiunque può fare informazione e l’informatore non è più il giornalista ma colui che dà una notizia.

Allo stesso modo l’informazione è alla portata di tutti, come fruitori e come mittenti e il giornalismo di qualità sopravvive solo grazie a forme di tutela. In che modo? Attraverso sottoscrizioni, crowdfunding, aiuti pro bono da parte di fondazioni, che garantiranno un futuro soprattutto al giornalismo d’inchiesta.

Lo stesso discorso vale anche per il giornalismo televisivo che, esso stesso, ha difficoltà a parlare alle nuove generazioni. OPEN nasce come risposta diretta all’esigenza di riportare i giovani al centro dell’arena mediatica.

 

 

Come vive la dimensione dell’influenza in relazione al suo ruolo di giornalista?

Chi fa il giornalista tenta di raccontare qualcosa a prescindere che influenzi o meno: essere ascoltato o inascoltato non deve essere il problema perché altrimenti si crea una forma di adulterazione dell’informazione.

Nella nostra cultura stanno prendendo sempre più piede gli influencers che propongono uno stile di vita creando coinvolgimento tra il pubblico e stimolando acquisti e consumi.

Influencers e giornalismo stanno su due piani distinti: la sana informazione non ha committenti mentre un influencer viene remunerato per rappresentare un’azienda.

Nella realtà gli influencers cambiano committente di volta in volta. Un giornalista non potrebbe mai farsi pagare per conto di un’azienda o da un committente perché allora smetterebbe di proporre un’informazione corretta. Ed è proprio questa la differenza tra chi influenza o non influenza e chi fa l’influencer.

Questo comporta che, in un momento di forte richiesta d’informazione dal basso, il giornalista può fare fondamentalmente due cose:

  1. starsene sulla sua torre d’avorio

  2. scendere nella nuova agorà dei social network per mantenere un confronto pari a pari.

Io opto per questa seconda strada tenendo sempre presente che il compito del giornalista è quello di promuovere una sana informazione volta a combattere adulterazione e azioni di manipolazione.

 

Manipolazioni e fake news. Come fare, soprattutto nel campo dei social media?

Le fake news sono un problema che si deve cercare di arginare. Al pari di qualsiasi altro settore, anche nel giornalismo, occorre valorizzare i prodotti di qualità.

Le fake news continueranno ad esserci, al pari delle imitazioni di prodotto, ma più è presente l’informazione corretta più si presume che le persone con la testa sulle spalle sappiano riconoscerla. Ecco perché il fenomeno è diventato più circoscritto e spesso viene contratto tempestivamente.

Nel campo dei social media, dovrebbero essere proprio le piattaforme a regolare il mercato ed evitare il proliferare di fake news. Il loro compito non è semplice ma questa dovrebbe essere la direzione da prendere.

Negli scorsi mesi abbiamo visto l’esplosione del caso Cambridge Analytica scoprendo come i social possano essere usati impropriamente per influenze di natura politica…

Sicuramente i social sono soggetti a influenze di matrice politica, ma il tema ha radici più lontane e simili tentativi sono già accaduti in passato anche con strumenti di natura diversa.

 Oggi chi gestisce i social network dovrebbe evitare che questo avvenga nel modo più subdolo: perché la vera novità dei social non è più la tutela ma l’uso strumentale dell’anonimato attraverso la creazione di profili falsi.

In questo senso esiste anche una asimmetria che vede la presenza di più profili falsi gestiti da una sola persona se non addirittura migliaia di touchpoint in mano a bot. È qui che il regolatore e gestore della piattaforma deve vigilare a maggior ragione oggi dato che anche la politica ha scoperto la forza di Facebook per parlare direttamente con il popolo, superando la tradizionale mediazione giornalistica.

Cosa si attende per gli anni a venire?

In prospettiva non è possibile dire se le cose cambieranno in modo positivo o meno: è chiaro che ognuno è figlio del suo tempo e ha i suoi parametri.

Chi potrà giudicare sarà solo chi vivrà questa trasformazione, tenendo conto che processi di questo tipo portano con sé una doppia dimensione, di miglioramento o peggioramento, a seconda del punto di vista.

Sui social è diventato un personaggio di riferimento per un pubblico giovane. Quali sono i vantaggi di una presenza del genere?

La mia esperienza sui social dura da dieci anni e so benissimo che questa scelta mi ha permesso di ottenere visibilità e mantenere un rapporto rispetto a strati e generazioni che mi avrebbero seguito meno in veste di giornalista televisivo.

So di avere una fama di “blastatore” nelle risposte su Facebook o di maratoneta per un genere che definirei “meta televisivo”.

Per quanto mi riguarda la parte social è assolutamente gratuita e questo mi distingue dagli influencers. Nonostante ciò anche io traggo beneficio dai social per quello che è un bene intangibile: la reputazione. Questo perché nel momento in cui la tua reputazione si allarga ad altre fasce di pubblico ti consente di acquisire una doppia visibilità, sia televisiva sia legata al web che ti porta, poi, ad incassarne i benefici.

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